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04/06/12
26/05/12
07/02/12
01/02/12
26/10/11
Latinus grossus IS BACK! (= revertitur)
cominciamo con una storiella...
Grumione e Clemente sono due servi di Cecilio e vivono nella sua villa di Pompei: nel periodo delle elezioni il padrone sostiene il candidato Olconio e così dovrebbero fare anche i suoi servi. Ma Grumione ha una grande idea: siccome l'altro candidato, Afro, ha promesso 5 denari ai suoi sostenitori (fautores), andrà anche lui a sostenerlo spacciandosi per il cittadino Lucio Spurio Pomponiano... Come vedete anche nell'antichità c'era il voto di scambio!!!
DOMANDE
Grumione e Clemente sono due servi di Cecilio e vivono nella sua villa di Pompei: nel periodo delle elezioni il padrone sostiene il candidato Olconio e così dovrebbero fare anche i suoi servi. Ma Grumione ha una grande idea: siccome l'altro candidato, Afro, ha promesso 5 denari ai suoi sostenitori (fautores), andrà anche lui a sostenerlo spacciandosi per il cittadino Lucio Spurio Pomponiano... Come vedete anche nell'antichità c'era il voto di scambio!!!
DOMANDE
- Ci sono dei perfetti? Quali sono? Cosa significano?
- Da chi è sostenuto Olconio? E Grumione?
- Perché Clemente alla fine ha 10 denari?
- Perché invece Grumione non ha più nulla?
- Dove va alla fine Clemente?
01/06/11
Numeri!
Pueri Romani, qui ludum frequentabant, non modo tabulam et stilum, sed etiam calculos secum portabant. Calculis computabatur. Ab altero verbo ductum est «calculare», ab altero «computator» et «computatorium», id est domus, in qua computatores computant. >> lege plus
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15/05/11
Discipuli aegri
da tradurre oralmente, SENZA consultare il dizionario
Sextus, Titus, Marcus Quintusque in ludo sunt. Quintus enim iam se sanum esse sentit, nec iam pes ei dolet. In sellis sedent pueri Diodorum magistrum exspectantes. Laeti non sunt; magister enim iratus est.
Tum Marcus “Si magister iubet nos surgere et recitare” inquit, “dicere possumus nos egrotare neque recitare posse. Tu, Quinte, dic non modo pedem, sed etiam oculos tibi dolere! Vos, Tite et Sexte, dicite vos vocem non habere!”
Quintus et Titus Marco parent, sed Sextus, qui discipulus probus est, nihil dicit. Is enim Marco parere non vult.
Intrat magister, discipulos salutat, considit atque imperat: “Surge, Quinte, et incipe e libro tuo recitare!”
Quintus non surgit, sed pedem suum ostendit dicens: “Stare non possum, quia adhuc pes mihi dolet, nec recitare possum, quia litteras videre non possum. Oculi mei sunt aegri.”
Magister: “Si hoc verum est, aegrotas. Sed frater tuus bene valet. Surge et recita, Marce!”
Marcus frontem suam tangens “Sanus non sum” inquit, “Caput mihi dolet. Necesse est me sedere et tacere.”
Tum magister Tito imperat: “Ergo tu, Tite, surge et recita!”
Titus surgit, neque recitat. “Recitare non possum” inquit, “quia mihi nulla est vox.”
Magister iratus “Si tibi nulla est vox” inquit, “quomodo dicere potes tibi nullam esse vocem?”
Tum Sextus “Quod illi dicunt” inquit “verum non est, magister. Omnes bene valent. Sed te timent nec recitare volunt, itaque dicunt se aegros esse!”
Magister Marco et Tito et Quinto iratus est, ii autem irati sunt Sexto. Sextus initium libri recitat, magister gaudet eumque bonum discipulum esse dicit. Tum ceteris discipulis imperat: “Iam vos surgite ac totum librum recitate! Tu incipe, Marce! Aperi librum tuum!”
Sextus, Titus, Marcus Quintusque in ludo sunt. Quintus enim iam se sanum esse sentit, nec iam pes ei dolet. In sellis sedent pueri Diodorum magistrum exspectantes. Laeti non sunt; magister enim iratus est.
Tum Marcus “Si magister iubet nos surgere et recitare” inquit, “dicere possumus nos egrotare neque recitare posse. Tu, Quinte, dic non modo pedem, sed etiam oculos tibi dolere! Vos, Tite et Sexte, dicite vos vocem non habere!”
Quintus et Titus Marco parent, sed Sextus, qui discipulus probus est, nihil dicit. Is enim Marco parere non vult.
Intrat magister, discipulos salutat, considit atque imperat: “Surge, Quinte, et incipe e libro tuo recitare!”
Quintus non surgit, sed pedem suum ostendit dicens: “Stare non possum, quia adhuc pes mihi dolet, nec recitare possum, quia litteras videre non possum. Oculi mei sunt aegri.”
Magister: “Si hoc verum est, aegrotas. Sed frater tuus bene valet. Surge et recita, Marce!”
Marcus frontem suam tangens “Sanus non sum” inquit, “Caput mihi dolet. Necesse est me sedere et tacere.”
Tum magister Tito imperat: “Ergo tu, Tite, surge et recita!”
Titus surgit, neque recitat. “Recitare non possum” inquit, “quia mihi nulla est vox.”
Magister iratus “Si tibi nulla est vox” inquit, “quomodo dicere potes tibi nullam esse vocem?”
Tum Sextus “Quod illi dicunt” inquit “verum non est, magister. Omnes bene valent. Sed te timent nec recitare volunt, itaque dicunt se aegros esse!”
Magister Marco et Tito et Quinto iratus est, ii autem irati sunt Sexto. Sextus initium libri recitat, magister gaudet eumque bonum discipulum esse dicit. Tum ceteris discipulis imperat: “Iam vos surgite ac totum librum recitate! Tu incipe, Marce! Aperi librum tuum!”
10/05/11
EXERCITIA!
- Iulius et Aemilia ambulantes in horto: >> metti in ordine il racconto
- Prova a fare qualche esercizio di completamento sul participio...
- ... e sulle differenze tra participio e infinito
- Questo invece è sul vocabolario
- Ecco il verbo essere
- Un gioco a punti sulle coniugazioni verbali: indicativo e participio
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04/05/11
De vita romana
qualche immagine con relativo vocabolario sulla vita quotidiana dei Romani (tratto da culturaclasica.com). Chi prova a tradurre una pagina a scelta?
20/04/11
03/04/11
Due esercizi sui cap. XII e XIII
Provate un vero cruciverba latino sull'anno e sui nomi dei mesi (usate il mouse e la tastiera per scrivere; usate 'pista palabra' e 'pista letra' per avere suggerimenti sull'intera parola o su una lettera), poi completate questo breve testo sulle legioni romane (trascinate le parole negli spazi usando il mouse; cliccate su 'comprobar' per la correzione).
23/03/11
Il suffisso "-CHESTER"
16/03/11
11/03/11
Familia romana
prima ci si impratichisce con il vocabolario...
familia-romana
e poi ci si scatena con i Simpson!
familia-romana
e poi ci si scatena con i Simpson!
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| i ad ludum >> |
09/03/11
04/03/11
Altre frasi da tradurre per esercizio
1. Quando l'aquila vola sopra il giardino e cerca il cibo, gli uccellini non osano cantare e si nascondo tra le foglie degli alberi. Anche Quinto sale sull'albero, ma lui non può volare...
2. Marco vede Quinto cadere a terra ed è molto spaventato. Quinto non è morto, perché repira ancora: Marco corre alla villa e chiama suo padre, che entra nel giardino e vede che Quinto è vivo.
3. Quinto viene portato dai servi nella villa e viene messo su un letto. Emilia vede che Quinto viene portato sulle spalle dei servi ed è molto spaventata.
4. Syra vede che Quinto viene messo sul letto dalle serve di Giulio. Egli non può camminare perché ha il piede malato.
5: Giulio ordina al servo di andare in città e chiamare il medico
6. Il medico ordina a Quinto di aprire la bocca e mostrare la lingua: ma Quinto non ha male in bocca!
7. Il medico ordina a Giulio di tenere le braccia del figlio, a Quinto di chiudere gli occhi, a Emilia di tenere una tazza sotto il suo braccio.
8. Il medico apre le vene di Quinto, che vede scorrere il sangue rosso dal braccio alla tazza che viene tenuta da Emilia.
9. Giulio dice che ora suo figlio non ha solo male a un piede, ma anche a un braccio: egli pensa che i medici non sono in grado (= non possono) guarire i malati!
10. Syra pensa che il medico sia uno stupido...
2. Marco vede Quinto cadere a terra ed è molto spaventato. Quinto non è morto, perché repira ancora: Marco corre alla villa e chiama suo padre, che entra nel giardino e vede che Quinto è vivo.
3. Quinto viene portato dai servi nella villa e viene messo su un letto. Emilia vede che Quinto viene portato sulle spalle dei servi ed è molto spaventata.
4. Syra vede che Quinto viene messo sul letto dalle serve di Giulio. Egli non può camminare perché ha il piede malato.
5: Giulio ordina al servo di andare in città e chiamare il medico
6. Il medico ordina a Quinto di aprire la bocca e mostrare la lingua: ma Quinto non ha male in bocca!
7. Il medico ordina a Giulio di tenere le braccia del figlio, a Quinto di chiudere gli occhi, a Emilia di tenere una tazza sotto il suo braccio.
8. Il medico apre le vene di Quinto, che vede scorrere il sangue rosso dal braccio alla tazza che viene tenuta da Emilia.
9. Giulio dice che ora suo figlio non ha solo male a un piede, ma anche a un braccio: egli pensa che i medici non sono in grado (= non possono) guarire i malati!
10. Syra pensa che il medico sia uno stupido...
27/02/11
Giulia e l'aquila
Da tradurre in latino, per esercitarsi al prossimo compito
Giulia e Syra camminano nel giardino con Margarita, la piccola e grassa ('crassus, a, um') cagna (canis, is, f.) di Giulia. Il sole risplende nel cielo senza nuvole. Giulia canta felice. La cagna la sente cantare e scodinzola (muove la coda).
Ecco un uccellino (parvus avis) che vola davanti alla cagna: lo vede volare davanti a sè e corre, ma quello è già lontano da lei. La cagna, che vuole prendere l'uccellino e non può, abbaia arrabbiata.
Giulia chiama la sua cagna: Margarita, vieni!
La cagna si ferma e corre da Giulia, la sua padrona.
Syra dice: Non è necessario chiamare la cagna, infatti lei non può prendere un uccellino.
Giulia dice: Ma gli uccellini temono i cani.
La cagna ormai stanca giace ai piedi di Giulia. Syra la vede giacere nell'erba e la sente respirare.
Syra dice: Nessun uccellino teme la tua cagna grassa.
Giulia dice: Margarita non è grassa!
La cagna guarda Giulia e scodinzola.
Giulia: Ma perché gli uccellini non cantano? Che cosa temono?
Syra dice: Non temono un cane stanco, ma gli uccelli feroci.
Giulia dice: Quali uccelli feroci?
Syra le mostra un grande uccello che vola sopra il giardino: Ecco un uccello feroce che è temuto dagli uccellini!
Giulia guarda il cielo e vede volare sopra di sè un grande uccello. L'uccello è sostenuto da grandi ali che Giulia non vede muovere.
Giulia dice: Che uccello è quello?
Syra risponde: E' un'aquila che cerca del cibo.
Giulia riponde: In cielo non può trovare cibo.
Syra dice: Cerca il cibo non in cielo, ma in terra. L'aquila infatti ha occhi buoni e può vedere da lontano i piccoli animali. L'aquila è un uccello selvaggio che prende e mangia gli altri uccelli.
Giulia risponde: L'aquila è un uccello cattivo!
Syra dice: La grande aquila può prendere anche una piccola bambina e portarla al suo nido.
Giulia risponde: Cosa? L'aquila può portarmi via?
Syra guarda Giulia: la bambina è grassa quanto il suo cane. Syra ride e non risponde. Giulia non la vede ridere, infatti guarda il cielo e non vede più l'aquila.
Giulia dice: Ormai l'aquila è andata via.
Syra dice: E' vicino al suo nido.
Giulia dice: Dov'è il nido dell'aquila?
Syra dice: E' lontano, sui monti, dove nessuno può salire. I bambini non possono trovare i nidi delle aquile.
Giulia risponde: Ma possono trovare altri nidi.
Ecco dei bambini che cercano i nidi negli alberi: Giulia vede Marco e Quinto aggirarsi tra gli alberi e cercare i nidi.
Giulia e Syra camminano nel giardino con Margarita, la piccola e grassa ('crassus, a, um') cagna (canis, is, f.) di Giulia. Il sole risplende nel cielo senza nuvole. Giulia canta felice. La cagna la sente cantare e scodinzola (muove la coda).
Ecco un uccellino (parvus avis) che vola davanti alla cagna: lo vede volare davanti a sè e corre, ma quello è già lontano da lei. La cagna, che vuole prendere l'uccellino e non può, abbaia arrabbiata.
Giulia chiama la sua cagna: Margarita, vieni!
La cagna si ferma e corre da Giulia, la sua padrona.
Syra dice: Non è necessario chiamare la cagna, infatti lei non può prendere un uccellino.
Giulia dice: Ma gli uccellini temono i cani.
La cagna ormai stanca giace ai piedi di Giulia. Syra la vede giacere nell'erba e la sente respirare.
Syra dice: Nessun uccellino teme la tua cagna grassa.
Giulia dice: Margarita non è grassa!
La cagna guarda Giulia e scodinzola.
Giulia: Ma perché gli uccellini non cantano? Che cosa temono?
Syra dice: Non temono un cane stanco, ma gli uccelli feroci.
Giulia dice: Quali uccelli feroci?
Syra le mostra un grande uccello che vola sopra il giardino: Ecco un uccello feroce che è temuto dagli uccellini!
Giulia guarda il cielo e vede volare sopra di sè un grande uccello. L'uccello è sostenuto da grandi ali che Giulia non vede muovere.
Giulia dice: Che uccello è quello?
Syra risponde: E' un'aquila che cerca del cibo.
Giulia riponde: In cielo non può trovare cibo.
Syra dice: Cerca il cibo non in cielo, ma in terra. L'aquila infatti ha occhi buoni e può vedere da lontano i piccoli animali. L'aquila è un uccello selvaggio che prende e mangia gli altri uccelli.
Giulia risponde: L'aquila è un uccello cattivo!
Syra dice: La grande aquila può prendere anche una piccola bambina e portarla al suo nido.
Giulia risponde: Cosa? L'aquila può portarmi via?
Syra guarda Giulia: la bambina è grassa quanto il suo cane. Syra ride e non risponde. Giulia non la vede ridere, infatti guarda il cielo e non vede più l'aquila.
Giulia dice: Ormai l'aquila è andata via.
Syra dice: E' vicino al suo nido.
Giulia dice: Dov'è il nido dell'aquila?
Syra dice: E' lontano, sui monti, dove nessuno può salire. I bambini non possono trovare i nidi delle aquile.
Giulia risponde: Ma possono trovare altri nidi.
Ecco dei bambini che cercano i nidi negli alberi: Giulia vede Marco e Quinto aggirarsi tra gli alberi e cercare i nidi.
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